lunedì 28 giugno 2010

CNV: Riconoscere le necessità, i bisogni, i valori

Quando proviamo emozioni negative stiamo così male che pur di uscire da questo stato tendiamo a dare la colpa a qualcun altro: “Sono arrabbiato perché tu/ perché i vicini/ perché mio padre/ perché il lavoro .... ecc. ecc.
Questa modalità da vittima attribuisce all’altro la responsabilità di ciò che viviamo e gli consegna la “chiave” del nostro benessere garantendoci di rimanere nelle situazioni spiacevoli.

Emozioni e sentimenti sono come le spie del cruscotto di un’auto e servono a segnalare se un bisogno è soddisfatto o no.
Riconoscere ed accogliere le emozioni porta vantaggi significativi:
1. non dobbiamo più essere vittime indifese dei comportamenti degli altri
2. possiamo esprimere quello che sentiamo per incoraggiare la cooperazione degli altri, anziché la loro opposizione.

Gli altri possono stimolare le nostre emozioni, ma siamo noi a crearle scegliendo come “prendere” ciò che ci dicono e fanno.

In termini pratici questo significa che le opzioni disponibili si moltiplicano.

Se qualcuno ci dice “Sei la persona più egoista che io abbia mai conosciuto!!!!” noi possiamo:

1) sentirci colpevoli: “Si, sono egoista e dovrei essere più sensibile con gli altri”
Accetiamo il suo punto di vista dell’altro e ci facciamo carico della colpa. Risultato: ci sentiamo colpevoli, depressi carichi di vergogna

2) contrattaccare: “Non hai diritto a dirmi questo, con tutto quello che faccio sempre per venire incontro alle tue esigenze, l’egoista vero sei tu!”
Restituiamo protestando, ci arrabbiamo. Risultato: litighiamo.

3) ascoltare i nostri sentimenti e necessità: “Quando mi dici che sono egoista mi sento triste e stanco perché vorrei anche che tu riconoscessi gli sforzi che faccio spesso per venire incontro alle tue necessità”
Centrando l’attenzione in noi scopriamo cosa ci ferisce di più e quale bisogno non viene soddisfatto.

4) usare l’empatia per capire i sentimenti e le necessità dell’altro: “Ti senti offesa perché avresti bisogno che si tenessero più in conto le tue necessità?” 
Invece di colpevolizzarci o colpevolizzare l’altro per ciò che ha detto ci mettiamo in un atteggiamento empatico che cerca di chiarire cosa l’altro esattamente prova e di cosa ha bisogno.

venerdì 25 giugno 2010

CNV: Identificare ed esprimere emozioni e sentimenti


Chi di noi non si è sentito dire, almeno una volta nella vita
 “I bambini grandi non hanno paura! “ oppure “Le bambine buone non fanno i capricci!” ?
Queste, ed altre frasi simili, ci hanno portato a coltivare nel tempo gli aspetti cognitivi della nostra intelligenza, tralasciando quelli legati al riconoscimento delle nostre emozioni.
Anzi, a dirla tutta, siamo stati incoraggiati a sopprimerle, a nasconderle, a evitarle.

I bravi bambini e le brave bambine che siamo diventati hanno imparato a soffocare quello che sentono, a non occuparsi di se stessi e a dedicarsi agli altri, magari facendo di tutto per farsi accettare ed approvare.

Siamo quindi diventati adulti più o meno nevrotici che se si arrabbiano pensano di essere “manchevoli”, o “inadatti” o “ inadeguati”.  In ogni caso “non abbastanza” qualcosa.

Per essere amati ed avere il  nostro posto nel mondo abbiamo imparato ad evitare di ascoltare ciò che sentiamo e a dedicarci ad ascoltare quello che vogliono gli altri.
Perdere il contatto con se stessi e soffocare emozioni e sentimenti è faticoso e doloroso e crea un grande malessere che “da grandi” tentiamo di anestetizzare in vari modi: alcool, droghe, fumo, lavoro, sesso ecc. ecc.
Siamo diventati così poco capaci di sentire e riconoscere ciò che sentiamo che facilmente quando diciamo “Sento”, in realtà diciamo Penso o Credo. 
Oppure diciamo “Sento” per dire ciò che crediamo di essere. 
Ad esempio : “Mi sento incapace come padre” è un giudizio su di se, ciò che sento davvero è “Mi sento frustrato e stanco”      
Oppure in realtà interpretiamo il comportamento dell’altro
Ad esempio dicendo “Mi sento insignificante per mio padre” in realtà esprimo come credo che mio padre  mi giudichi.
Dicendo “Mi sento incompreso”  indico in realtà il livello di comprensione dell’altro e quando  “Mi sento ignorato” interpreto il comportamento dell’altro e dico in realtà “Tu mi ignori”.

mercoledì 23 giugno 2010

CNV: Osservare i fatti senza valutare


Ciascuno di noi vive portandosi a spasso una potente voce interna che critica e svaluta noi e gli altri allontanandoci dalla soluzione dei problemi.

Le regole del “saper vivere” che abbiamo imparato da genitori, insegnanti ecc. ci hanno imposto una lunga serie di limiti attraverso il meccanismo di “punizione e premio”.

Questo sistema di insegnamento  è così radicato in noi che non ci rendiamo conto dei suoi effetti negativi  e cioè dell’essere divisi in un Giudice che condanna e in una Vittima/colpevole sempre più debole e prigioniera.

Il dialogo interno critico ci allontana dai nostri bisogni profondi tanto che smettiamo di agire nella direzione utile a soddisfare le nostre necessità fino ad arrivare a stati più o meno gravi di depressione, che altro non è che uno stato di mancanza di contatto con noi stessi, con le nostre necessità e con le nostre forze  e azioni creative.


Ci servono quindi energie e attenzione per individuare questi  atteggiamenti distruttivi e trasformarli in idee e comportamenti utili ed efficaci per la vita.
Osservarci ci permette di rivelare all’altro in forma chiara e sincera cosa succede e come ci sentiamo, a patto che il nostro messaggio non contenga nessun giudizio. 
Se l’osservazione contiene una valutazione, invece,  i nostri messaggi saranno pressoché inefficaci perché l’altro, sentendosi criticato,  opporrà resistenza o si chiuderà.

Imparando a differenziare le osservazioni dai giudizi  diventiamo consapevoli dei condizionamenti culturali che ci limitano.
I pensieri pieni di critiche, colpa, ira non creano un ambiente sano al nostro interno, né con gli altri. La Comunicazione Consapevole e Non Violenta ci invita a centrarci su ciò che desideriamo piuttosto che su ciò che va male in noi e negli altri.

lunedì 21 giugno 2010

Comunicazione non violenta


L'ha inventata Marshall Rosenberg più di trent'anni fà. 
Da allora la insegna in tutto il mondo, anche in zone di guerra, in Rwanda, nei paesi economicamente depressi e ovunque altro ci siano persone, dirigenti d'azienda, politici, diplomatici, educatori, che sentono la necessità di "cambiare registro" e pensano che costruire un mondo in cui si può "essere al servizio della vita" sia ancora possibile.

La Comunicazione Consapevole e Non Violenta  insegna a comunicare in modo autentico, esprimere la propria forza, nel rispetto altrui e di noi stessi, senza essere aggressivi.
Insegna anche a superare, in caso di malessere o disaccordo, la tendenza a "lasciar perdere” per non ferire  o essere feriti. 
Di fronte a un problema  ci aiuta a mettere a fuoco a cosa stiamo reagendo e quali sono i nostri sentimenti e bisogni e ci insegna ad esprimere richieste negoziabili con l'obiettivo di  raggiungere la soluzione migliore per tutti.
"Chiedere" anziché  "ordinare" ci rende capaci di accettare la risposta dell’altro, qualsiasi essa sia, di permettergli di esprimere con chiarezza i suoi sentimenti e bisogni, di chiedere a sua volta e di cercare con noi la soluzione migliore per tutti.  

Il modello è semplice: 4 passi per osservare, sentire e verificare sentimenti e bisogni propri e degli altri.


Osservare i fatti senza valutare
Il primo passo è imparare ad osservare e descrivere in modo chiaro e neutro i fatti concreti che diminuiscono il nostro benessere, informando l'altro in modo preciso su quanto sta succedendo.
Un malessere indica che è successo qualcosa e  che stiamo reagendo a un evento o a una situazione.

Identificare e d esprimere emozioni e sentimenti
Significa fare il punto su come ci sentiamo in relazione a ciò che è successo e che abbiamo descritto.
Ogni fatto scatena in noi sensazioni collegate a pensieri, emozioni e sentimenti.
Prima di valutare se e come reagire è quindi utile domandarsi “Cosa sento?”
Questo passaggio ci può aiutare ad evitare di scaricare  rabbia e malessere sull’altro e ci consente di trovare disponibili molte più opzioni tra cui scegliere. 

Riconoscere le necessità, i bisogni e i valori
Un malessere è solitamente il segnale che un  bisogno o un valore importante sono stati frustrati e che c’è qualcosa di insoddisfatto. Sensazioni, pensieri ed emozioni rivelano i nostri veri bisogni aiutandoci  a capire cosa ci serve, cosa è importante per noi, in che direzione vogliamo andare. 

Esprimere richieste chiare e negoziabili
Consapevoli dei nostri bisogni reali, possiamo imparare impariamo a formulare richieste concrete, in modo efficace, empatico, rispettoso di noi stessi e degli altri. Chiedere significa evitare di dare ordini, manipolare o cercare di obbligare  l’altro a fare quanto vogliamo. Esprimere una richiesta negoziabile è il primo passo per cercare insieme all’altro una soluzione benefica per tutti.

Il metodo è semplice, apparentemente. Ma lo è, appunto, apparentemente. Implica un sincero dialogo con se stessi, una onesta visione di quello che siamo, compresi gli aspetti che preferiremmo non avere e che tanto ci fanno infuriare quando li vediamo negli altri.

Nei prossimi post qualche dritta su ciascuno dei 4 passi elencati. Non risolveranno, ma di sicuro aiutano. 

lunedì 7 giugno 2010

Tutti vendiamo qualcosa. E tu cosa vendi?

Tutti vendiamo qualcosa.
Sempre (o quasi). In modo consapevole o meno.
Anche quelli che cercano di convincerti del contrario.
Anche quelli che mai e poi mai vorrebbero compromettersi con la vendita. Come se fosse una cosa brutta da fare. Ma non lo è o non lo dovrebbe essere.
Anche se ci sono tanti pregiudizi.
Anche ora che i venditori sono tutti “consulenti”… rovinando i consulenti, oppure no, visto che anche loro devono vendere per vivere.
E il succo comunque non cambia.

Tutti compriamo.
Spesso e volentieri, Con gusto o con sacrificio. Ma compriamo.
Anche se non ci piace sentirci pressati.
Compriamo non solo prodotti e servizi, ma anche tante altre cose.
I verbi possono cambiare, possiamo trovarne di più accomodanti, di più graziosi, ma non cambia la sostanza.
"Compriamo" idee, conoscenze, informazioni, attenzione, relazioni ed altro.
Ma non ci piace la gente che ci vende qualcosa.

Per questo ho provato a tracciare una matrice che possa aiutare ad identificare “che cosa vendo” seguendo due variabili chiave: l’orientamento al “prodotto” o al cliente e la razionalità dell’approccio rispetto al lato emotivo-psicologico.


Capire cosa vendo è il punto di partenza per costruirci sopra un piano e soprattutto per cercare di capire a chi potrebbe interessare la nostra offerta.

E' evidente che proporre prodotti e servizi sia poco attraente per chiunque. Eppure la maggior parte delle attività si continua a vendere così.
Offrire vantaggi, soluzioni, benefici sembra decisamente più interessante.
Ma devono essere credibili, differenzianti e unici. Una strada difficile, ma possibile.

C'è poi la possibilità di offrire, idee, opinioni, informazioni, conoscenza, status.
Un'offerta che, in questi ultimi anni, continua a crescere.
In fondo Google offre informazioni, per di più nella maggior parte dei casi gratuite ed è diventato un colosso mondiale.

La strada nuova oggi è legata all'offerta di esperienze e di relazioni.

Idee in proposito?